(di Nataša Govekar, Centro Aletti)
Una delle scene più rappresentate nell'arte di p. Marko I. Rupnik e del suo Atelier è l'Annunciazione, raffigurata anche nel Pontificio collegio sloveno.
Una delle scene più rappresentate nell'arte di p. Marko I. Rupnik e del suo Atelier è l'Annunciazione, raffigurata anche nel Pontificio collegio sloveno.
Oltre la presenza dell'angelo e della Vergine l'elemento più importante della scena è, di solito, il rotolo di pergamena che richiama la parola antica, quella che era in principio presso Dio: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio" (Gv 1,1).
In che modo è stato concepito il Verbo eterno nel seno della Vergine? Una tradizione antica dice che Maria ha concepito attraverso l'orecchio: ha ascoltato così tanto la Parola di Dio, che questa cominciò ad abitare dentro di lei e ad incarnarsi. Nella liturgia armena per la festa dell'annunciazione pregano con queste parole: Il Verbo di Dio penetrò per l'udito della Vergine nel suo seno e si formò un corpo dal sangue della Vergine, mischiando ciò che non può essere mischiato, la divinità con l'umanità.
Questo legame iconografico tra il rotolo della Parola e il corpo di Maria ci mostra il passaggio dalla Parola all'Immagine, dall'ascolto alla visione. Prima la Parola di Dio poteva essere solo ascoltata, ora la possiamo anche vedere, perchè tramite Maria si è fatta Volto.
L'altro elemento iconografico che attira la nostra attenzione è il gomitolo che Maria tiene nelle mani. Il gomitolo è apparso nell'iconografia mariana in collegamento con il racconto dei vangeli apocrifi secondo cui Maria, all'ora dell'annunciazione, stava tessendo la porpora per il velo del tempio. Questa tessitura di Maria ha un profondo significato teologico. Il vero tempio, di fatti, è il corpo di Cristo (cf. Gv 2,21). Maria dunque tesse la porpora per il corpo di Cristo, intreccia la carne per la Parola di Dio. Di solito tiene il gomitolo sul grembo, sull'utero, perchè proprio lì Cristo riceve il vestito del corpo, cioè la natura umana.
La tradizione siriaca chiama Maria Tessitrice. Questo antico appellativo mariano è collegato alla "teologia del vestito", con la quale i padri siriaci spiegano la caduta dell'uomo e la salvezza di Cristo. Secondo la tradizione siriaca, infatti, Adamo ed Eva nel paradiso non erano nudi, bensì rivestiti di gloria e di luce. Con il peccato persero questo abito di luce e così, per coprire la loro nudità, adoperarono le foglie di fico, cioè un vestito diverso, estraneo. Per gli autori siriaci tutta la storia della salvezza è legata alla questione del "vestito". Si può dire che la salvezza, di fatti, sia un "rivestire Adamo". Cristo viene nel nostro mondo e indossa il nostro corpo umano per restituire ad Adamo il vestito di gloria che egli aveva perduto. In questa teologia del vestito il ruolo di Maria è indispensabile, visto che proprio lei tesse per il Figlio di Dio questo abito di Adamo, ossia il corpo umano.
La Madre di Dio è immagine dell'uomo che lascia lo spazio a Dio. Maria è Vergine: sa di non avere la vita in se stessa, sa di non essere padrona della vita e che quindi non può dare la vita; perciò si apre a Colui che non solo ha la vita ed è il donatore della vita, ma è la Vita stessa.
Il brano del Vangelo finisce dicendo: "E l'angelo partì da lei" (Lc 1,38). Ma dove sarebbe andato l'angelo partendo da Maria? Insieme al gesuita Silvano Fausti possiamo rispondere che l'arcangelo Gabriele sta ancora girando tra di noi, finché ciascuno di noi non accoglierà nel proprio cuore la Parola di Dio, permettendole di abitarvi. Infatti, nell'iconografia cristiana Maria è sempre immagine della Chiesa: ciò che in lei è successo in modo corporale, nella Chiesa si ripete in modo sacramentale.
Quelli che abitano in questa casa incontreranno spesso questa immagine vicino all'entrata e anche i pellegrini che rimarranno qui solo pochi giorni, probabilmente, lasceranno Roma con questa immagine negli occhi. Ci auguriamo che per tutti noi questo mosaico sia un aiuto per discernere quale parola vogliamo ascoltare e quale voce vogliamo seguire, e che ci ispiri anche nella nostra traduzione della Parola nell'immagine, nella vita.
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Noi non ti chiediamo di rinnovare
la tua nascita nella natura umana,
ma di compenetrare in noi la tua invisibile divinità
come facesti in modo singolare con Maria
e fai ora spiritualmente con la Chiesa.
Fa' anche che la nostra fede ti concepisca,
che la mente non intaccata dalla corruzione ti partorisca,
che l'anima, sempre confermata
dalla potenza dell'Altissimo, ti possa ospitare.
Non nascere da noi, ma rivelati in noi.
Sii veramente per noi l'Emanuele, Dio con noi.
Degnati di restare fra noi, di lottare per noi.
Solo così vinceremo.
(dalla liturgia mozarabica, Preghiera per il Natale)

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